Argomento sotto la lente

 

RIMETTERSI IN MOVIMENTO  ------------------------------------------- MICAELA BIANCO

LA VIVENCIA in Biodanza

                                     Le Vivencia sono una porta

attraverso la quale penetriamo

nel puro spazio dell'essere

dove il tempo cessa di esistere

e siamo 'qui ed ora' per sempre.

Rolando Toro

1. La  vivencia in  Biodanza

Il termine vivencia, centrale nella Biodanza,  deriva dalla parola tedesca Erlebnis[1] e si riferisce al concetto filosofico di Wilhelm Dilthey che lo definì come "qualcosa rivelato nel complesso psichico dato nell'esperienza interna di un modo di esistere, di essere nella realta', per un individuo"[2].

La parola vivencia, introdotto in spagnolo da Garcia Morente e Ortega y Gasset attorno al 1913[3], viene tradotto in italiano facendo riferimento al  "vissuto", all'"esperienza vissuta", ma perde la dimensione di istantaneità e immediatezza che invece la parola vivencia conserva.  

Il concetto di vivencia è ridefinito da Rolando Toro come "esperienza vissuta con grande intensità da un individuo nel momento presente, che coinvolge la cenestesia, le funzioni  viscerali ed emozionali".  La vivencia conferisce all'esperienza soggettiva di ogni singolo individuo la palpitante  qualità esistenziale del vissuto "qui ed ora"[4].

La vivencia è espressione psichica della connessione con la vita. Essa viene per lo più descritta come uno stato psico-fisico di pienezza, di connessione con se stessi, con gli altri e con l'ambiente, con la vita. Come uno stato di totale apertura alla vita nel momento presente. "Essere in vivencia" è essere nel momento, sentirsi pienamente vivo e presente a tutto quanto stia accadendo dentro e fuori di sè.

 

La metodologia della Biodanza prevede l'induzione di "vivencia finalizzate all' integrazione e allo sviluppo umani mediante la stimolazione della funzione arcaica di connessione con la vita, poiché la vivencia è l'espressione psichica immediata di questa funzione.(...) Queste vengono rinforzate generalmente associandole a situazioni piacevoli." [5]

Nella vivencia ciò che è appreso e il vissuto sono la medesima cosa.

Per R.Toro l'apprendimento coinvolge infatti tutto l'organismo e non solo le funzioni corticali: la percezione dei significati che condizionano l'esistenza può influire sulla sfera emozionale e su quella viscerale. "I tre livelli cognitivo, della vivencia, e viscerale, sono neurologicamente in relazione e si condizionano reciprocamente, pur possedendo anche una forte autonomia. Qualora un apprendimento non comprenda tutti e tre questi livelli, i relativi comportamenti risulteranno dissociati. così, per esempio, una persona razionalmente può pensare di aver diritto a esercitare liberamente la propria sessualità, mentre emozionalmente può provare paura o insicurezza, e visceralmente può soffrire di diarrea nervosa."[6]

 

La vivencia ha priorità metodologica; come già detto la proposta è infatti quella di un processo che, in alternativa alle terapie cognitive basate sul percorso che va dai significati alle emozioni, procede dalle emozioni verso l'attribuzione di significati. Gli esercizi sono destinati, a priori a indurre vivencia e solo ulteriormente spetterà alla coscienza, a mò di specchio, registrare e denotare gli stati interni evocati, senza peraltro procedere ad analizzarla o inetrpretarla.

La vivencia ha valore intrinseco e un effetto immediato di integrazione. Fare esperienza ed Essere l'esperienza sono immediatamente la stessa cosa.

Per Rolando Toro la vivencia è da considerare come" una forma diretta di conoscenza, la cui veridicità non passa attraverso la ragione, e i  cui effetti coinvolgono tutto il nostro essere"[7].

La funzione centrale della vivencia nella Biodanza permette di recuperare l'aspetto esperienziale del rapporto conoscitivo e di superare la scissione tra esperienza e conoscenza.

 

La proposta di condivisione verbale, usualmente denominata "relato di vivencia", implica una descrizione delle vivencia personali, in quanto esperienze soggettive, senza analisi o interpretazione psicologica. La proposta viene fatta all'inizio della sessione e mai alla sua conclusione: il relato di vivencia cercherà di essere la rappresentazione più fedele possibile di quanto è stato esperimentato nella vivencia, nei momenti che sono stati sperimentati come fondamentali, e si riferirà alle esperienze vissute nella sessione precedente, normalmente a distanza di una settimana. In questa dimensione chi racconta, racconta di un vissuto proprio, laddove la difficoltà è di narrare senza uscire dall'esperienza, senza allontanarsene troppo per oggettivarla, per contemplarla come qualcosa di distinto da sé. L'obiettivo è pervenire a una descrizione verosimile degli eventi vissuti, non ad una interpretazione del loro significato.

Peraltro mi pare interessante osservare come, nel procedere della pratica, con un più profondo e immediato accesso alla dimensione vivenciale, via via sembra che si perdano le parole per descrivere. Mi arrischio a dire che diminuisce la necessità di fare associazioni, e diviene sempre più pregnante l'esperienza della "presenza a sé", o forse della consapevolezza di quest'attimo, vissuto con intensità, partecipazione, presenza a un momento originario, colto come pulsante, vivo, portatore di novità assoluta e di fertilità esistenziale, colto come intero.

È Tutto qui"... Ecco: è tutto qui.

La perfezione dell'esistenza si sta compiendo ora. Riuscire a capire, a sapere e a "toccare" questa verità è il compimento della verità filosofica[8].

Dall'esperienza della vivencia si emerge con la sensazione di un processo di trasmutazione. E' il processo che si fa interessante, più che il contenuto o, appunto, il significato che ne può emergere.

 

2.Analogie con  la vivencia:

"il momento presente" di Daniel Stern

Molto interessanti, e in certo senso illuminanti, mi appaiono le assonanze e le analogie tra la vivencia, come proposta da Rolando Toro,  e il momento presente così come descritto da Daniel N. Stern.[9]

Per Stern hanno la qualità di momento presente gli eventi fugaci che costituiscono il nostro mondo dell'esperienza. Si tratta di momenti di esperienza intensa e immediata che durano solo pochi secondi, ma spesso rivelano verità fondamentali sulla psiche, sull'intersoggettività umana e sulla natura stessa dell'esperienza. Solo nel momento presente - dice Stern - noi siamo vivi psicologicamente e consciamente.

Questi momenti rappresentano l'unità fondamentale della nostra esperienza soggettiva,  l'elemento costitutivo basilare delle esperienze psichiche soggettive che si estendono nel tempo. In termini fenomenologici essi sono i più piccoli agglomerati di esperienza dotati di un significato clinico, nonché le unità di base nello studio del processo terapeutico.

Il momento presente è imprevedibile, esso è un'"unità di elaborazione" della durata media di tre-quattro secondi: è questo il tempo necessario alla mente per unire in insiemi significativi gli stimoli che la raggiungono, comporre le unità funzionali e consentire l'attivazione della coscienza.

 

Vedere un mondo in un granello di sabbia,

E un Cielo in un fiore selvatico,

Tenere l'infinito nel cavo della mano,

E l'Eternità in un'ora.

William Blake

Per Stern fondamentale è il fatto che Il momento presente (anche quando raccontato a posteriori) rivela "un mondo in un granello di sabbia", di per sé degno di attenzione clinica, sottolineando il fatto che spesso, nei piccoli comportamenti e negli atti mentali che caratterizzano la scala limitata del mondo microanalitico, si aprono scenari assai ampi sulla vita passata e presente della persona.

Scopo del testo è l'analisi delle esperienze soggettive, in particolare di quelle che conducono a un cambiamento, che sia in psicoterapia o nella vita quotidiana. Come avviene il cambiamento? E da che cosa sono formate queste esperienze, e quando hanno luogo?

Il momento presente a cui  Stern si riferisce è il momento d esperienza soggettiva nell'atto del suo compiersi. In questo momento sono racchiuse le possibilità di cambiamento, gli eventi nodali in grado di modificare il corso delle nostre vite. Si tratta del kairos, il momento propizio, ovvero il momento in cui qualcosa viene in essere. Si tratta della vivencia, potremmo dire.

L'assunto di base è che il cambiamento sia fondato sull'esperienza vissuta. Comprendere, spiegare e raccontare qualcosa non è sufficiente a produrre un cambiamento. Ci deve essere anche un'esperienza reale, un evento soggettivamente vissuto, con sentimenti espressi e azioni compiute in tempo reale, nel mondo reale, con persone reali, in un momento esperito come presente, in cui l'azione è accompagnata da un'emozione.

E' il presente di questo discorso ad avere importanza decisiva. Il momento presente a cui ci si riferisce è il momento di esperienza soggettiva nell'atto del suo compiersi – non dopo, quando viene riformulato a parole. Non si può vivere l'esperienza soggettiva e contemporaneamente parlarne. E' in esso che risiede la possibilità di cambiamento.

 

 

Note

[1] L' Erlebnis  è un termine in realtà intraducibile, esso presuppone un rapporto di 'empatia' fra l'esperienza vissuta dal singolo individuo e quella vissuta dai suoi simili in altre epoche, anche remote, che ci permette di capire e ricostruire dall'interno le reali motivazioni dell'agire storico, che sono sempre di natura spirituale. Il corollario di questa concezione è il relativismo, perché ogni Erlebnis è individuale, irripetibile e diverso da tutti gli altri, e pertanto è incommensurabile e non confrontabile con gli altri.

[2] W.Dilthey, Introduzione alle scienze dello spirito:ricerca di un fondamento alle scienze della società e della storia. Paravia, Torino, 1949.

[3] Garcia Morente spiega così il termine vivencia:

"La parola vivencia è stata introdotta nel vocabolario spagnolo da scrittori della Revista de Occidente, come traduzione della parola tedesca "Erlebnis". Vivencia significa ciò che abbiamo veramente nel nostro essere psichico; quello che realmente e veramente stiamo sentendo, avendo, nella pienezza della parola "avere".

Faccio un esempio perché si comprenda bene che cosa è la «vivencia». L'esempio non è mio, è di Bergson. Una persona può studiare minuziosamente la mappa di Parigi; studiarla molto bene; annotare uno a uno i diversi nomi delle strade; studiare i loro indirizzi; e poi può studiare i monumenti che ci sono in ogni strada; può studiare i progetti di questi monumenti; può rivedere le serie delle fotografie del Museo del Louvre, una per una. E dopo aver studiato la mappa e monumenti, quest'uomo può procurarsi una panoramica delle prospettive di Parigi, attraverso una serie di fotografie scattate da molteplici punti di vista.

Può in questo modo arrivare ad avere un'idea regolarmente chiara, molto chiara, chiarissima, dettagliatissima di Parigi. Questa idea potrà continuare a perfezionarsi ogni volta di più, man mano che gli studi di quest'uomo si faranno via via più minuziosi; ma resterà sempre una semplice idea. Invece, venti minuti di passeggiata a piedi per Parigi sono una vivencia.

Tra i venti minuti di passeggio a piedi per una strada di Parigi e la più grande e minuziosa raccolta di fotografie, c'è un abisso. L'una è una semplice idea, una rappresentazione, un concetto, una elaborazione intellettuale; mentre l'altra è porsi realmente in presenza dell'oggetto, cioè viverlo, vivere con lui; tenerlo propriamente in vita; non il concetto che lo sostituisca; non la fotografía; non la mappa, non lo schema che lo sostituisca, ma la cosa stessa." (Garcia Morente. Lecciones preliminares de Filosofia)

[4] Rolando Toro, Biodanza. Integrazione esistenziale e sviluppo umano attraverso la musica, il movimento, l'espressione delle emozioni, Red, Como 2000.

[5] Ibid. pp. 25-26-27. Rolando Toro stesso così descrive le caratteristiche essenziali della Vivencia:

Espressione originaria: la vivencia costituisce l'espressione originaria di noi stessi, della nostra identità, anteriore a qualsiasi elaborazione simbolica o razionale

Anteriorità alla coscienza:  la vivencia è una manifestazione dell'essere che precede la coscienza: la consapevolezza della vivencia può essere immediata o avvenire in un secondo momento. Nel processo di integrazione dell'identità e di espressione delle potenzialità genetiche la vivencia ha dunque priorità sulla coscienza

Spontaneità: Come l'acqua che scaturisce da una fonte, la vivencia sorge con spontaneità e freschezza; possiede la qualità dell'originario. La vivencia non è sotto il controllo della coscienza: può essere "evocata" , ma non diretta dalla volontà.

Soggettività: la vivencia è soggettiva: essa si manifesta a partire dall'identità. Le vivencia che ogni persona sperimenta sono uniche, intime, spesso inesprimibili.

Intensità variabile: L'intensità della vivencia può variare a seconda del livello di connessione con se stessi e della qualità dello stimolo che la produce. Nella misura in cui diminuisce l'attività cosciente di controllo e vigilanza, aumenta l'intensità della vivencia.

Temporalità: La vivencia è passeggera. Essa si manifesta nel momento presente e costituisce un'esperienza di "genesi attuale", nel senso del concetto proposto da Alfred Awersperg per riferirsi alla continua creazione di vita che si  verifica tra gli organismi viventi.

-Emozionalità: Frequentemente la vivencia dà origine a emozioni.

-Dimensione cenestesica: La vivencia è sempre accompagnata da sensazioni cenestesiche e coinvolge tutto l'organismo. Secondo la mia ipotesi, essa è la via di accesso all'inconscio vitale.

-Dimensione ontologica: La vivencia offre una conoscenza intima assoluta, connessa all'essere e alla percezione di essere vivo. Ha pertanto una qualità ontologica.

-Dimensione psicosomatica: La vivencia è il punto di congiunzione dell'unità psicosomatica, il quale è in relazione con il processo di trasmutazione dello psichico in organico e dell'organico nello psichico. Vi sono vivencia che producono disorganizzazione e, di conseguenza, disturbi a livello organico o psichico; vi sono invece vivencia di integrazione che favoriscono un'elevazione del grado di salute e di vitalità.

[6] Ibid., p. 25.

[7] Ibid., p. 28. Rolando Toro stesso rivendica il valore conoscitivo della vivencia:

"L'investigazione sulla natura della conoscenza non si limita al sapere razionale, ma abbraccia anche aspetti etologici, mistici e poetici. Questo significa che le strade per raggiungere la conoscenza della realtà sono molteplici e possono includere l'informazione emozionale e cenestesica.

L'epistemologia sviluppata a partire dagli studi sulla percezione attraverso un approccio logico razionale appare limitata se si considera che la percezione non dipende solo dagli organi dei sensi, ma anche dal contesto emozionale della percezione stessa. Non è azzardato, pertanto, proporre che la vivencia, con tutte le sue connotazioni cenestesiche, costituisca un modello di esplorazione delle origini della conoscenza.

La vivencia è un'esperienza inevitabile che ci comunica un contenuto preciso di sensazioni e di percezioni e che annulla la distanza tra ciò che si sente e l'osservazione del proprio sentire. Questa esperienza implica una forma di conoscenza che, secondo Maurice Merleau-Ponty (La fenomenologia della percezione), possiede legittimità scientifica. La vivencia può dunque essere considerata come una forma diretta di conoscenza, la cui "veridicità" non passa attraverso la ragione, e i  cui effetti coinvolgono tutto il nostro essere. La funzione centrale della vivencia nella Biodanza permette di recuperare l'aspetto esperienziale dl rapporto conoscitivo e di superare la scissione tra esperienza e conoscenza.

Un'epistemologia basata sulla vivencia può condurre non solo a una conoscenza essenziale della realtà, ma anche alla saggezza, che consiste nella relazione con il mondo, nell'integrazione dell'essere con il cosmo".

[8] L.V.Tarca, "Pratiche filosofiche e cura di noi" , in AA.VV., Pratiche filosofiche e cura di sé, Bruno Mondadori, Milano 2006.

[9] D.N. Stern, Il momento presente In psicoterapia e nella vita quotidiana, Raffaello Cortina Editore, Milano 2005.